Reazioni psicologiche alla caduta dei capelli

Circa il 36% degli uomini tra i 30 ed i 40 anni soffre di alopecia androgenetica.

Diverse sono le reazioni al problema della caduta dei capelli. Quale è il substrato motivazionale per cui molti si rassegnano alla calvizie mentre altri decidono di intraprendere una battaglia che rischia di rivelarsi lunga, costosa e non sempre di successo? Secondo un sondaggio del CIRM, condotto su di un campione di maschi tra i 18 ed i 41 anni, è emerso che i soggetti che perdono i capelli mostrano una diversa reazione a seconda dell’età alla quale il problema si manifesta e dalla velocità con cui procede. Inoltre, grande importanza nell’evoluzione di quella che si potrebbe chiamare la “sindrome di Sansone” avrebbero la personalità ed i tratti caratteriali dell’individuo, il suo stile di vita ed i valori di riferimento.

Chi subisce una perdita repentina soffre un trauma maggiore rispetto a chi ha tempo per abituarsi gradualmente alla propria nuova immagine e chi è più giovane spesso si percepisce meno bello, più vecchio, meno virile ed attraente. Come prima reazione si cerca quindi a tutti i costi una soluzione e non ci rassegna a quello che appare un inevitabile destino. C’è invece chi la butta sulla simpatia oppure si assume un nuovo look optando, per esempio, per una completa rasatura. Quasi tutti cercano di reagire all’evento.

Schematicamente quindi, si può dire che in circa un quarto della popolazione interessata si assiste ad una prima fase in cui la reazione alla perdita dei capelli consiste nella negazione del problema e della sua gravità, a cui segue, con il procedere della calvizie, l’ansia e la distorsione dello schema corporeo, per cui ci si percepisce meno attraenti, per finire poi in uno stato depressivo in cui la non accettazione della propria immagine alterata funge da elemento precipitante.

Dai risultati di un’altra indagine realizzata nel marzo 2000 dalla Inra – Demoskopea, si evince che, se è vero che la caduta dei capelli costituisce il secondo cruccio estetico per i giovani (22% dietro il 38% che indica il sovrappeso), molti uomini, pur vivendo la calvizie come una minaccia per la propria tranquillità psichica, non prendono alcun provvedimento e si rassegnano al progressivo diradamento, oppure rimandano un possibile intervento in futuro. Sono solo i più determinati a rivolgersi al medico, ma spesso quando la situazione è in una fase avanzata e difficilmente rimediabile.

I tre tipi di personalità Lo studio propone inoltre tre tipi prevalenti di personalità, ciascuno con un diverso atteggiamento nei confronti della caduta dei capelli.

  • I distaccati (49%) che dichiarano che i capelli sono poco importanti per la propria immagine, ma in generale il loro distacco è rivolto alla cura di tutto il corpo ed all’abbigliamento.
  • I modaioli (25%), sono prevalentemente molto giovani, cambiano spesso taglio e pettinatura, ritengono i capelli un capo di moda ed utilizzano prodotti curativi, mostrando un’elevata attenzione alla cura del corpo ed all’aspetto estetico in generale.
  • I virili (26%) che ritengono che i capelli diano sicurezza con gli amici e con le ragazze. Considerano la capigliatura una parte integrante del proprio corpo, un’arma di seduzione ed un elemento di espressione della virilità. Da ciò la possibilità di vivere il problema con insicurezza, rassegnazione o combattività e ricorso a qualsiasi possibilità per contrastarlo.

Grande attenzione viene data nei due studi in esame al sacrificio che il soggetto è disposto a fare per evitare il “lutto” della calvizie. Solo il 24% degli intervistati ha utilizzato metodi o prodotti anticaduta (lozioni rinforzanti, anticaduta, farmaci, ecc.), mentre il 24% ha chiesto consiglio al dermatologo, al parrucchiere il 29%, al medico il 15% ed al farmacista l’8%. Interessante è il concetto di “pozione magica” che corrisponde ad una profonda convinzione che la calvizie non ha rimedi. Se i capelli sono vissuti come qualche cosa di esterno, di complementare al soma, le cure topiche rappresentano sempre rimedi rassicuranti ed efficaci.

Altrettanto risolutivo ed efficace è considerato il trapianto, ma questa appare la soluzione appetibile solo dai più irriducibili, quelli che non si rassegnano o che stanno troppo male.

In conclusione quindi le cure topiche rappresentano sempre ed ancora il rimedio più rassicurante e forse, ad esclusione del trapianto, più efficace e comunque scevro di effetti collaterali. Tuttavia per il trattamento della calvizie sono assolutamente cruciali sia un approfondito dialogo con il paziente da parte del medico, che una corretta opera di informazione da parte delle aziende produttrici nei confronti del medico e del farmacista al fine di permettere la scelta dell’intervento terapeutico e preventivo più adatto, evitando a migliaia di persone, anche dotate di buona cultura e di spirito critico, di cadere nelle mani di uno dei tanti “centri tricologici” che dalle pagine dei quotidiani sportivi (e non) promettono miracoli.

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